martedì 17 luglio 2012

Stracatàstrofe

Illustrazione di Adriano Gon in
Cuore di ciccia
di SusannaTamaro





















CUORE DI CICCIA
(1992)
di Susanna Tamaro
Giunti -2011
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Il protagonista, il piccolo Michele, il ciccione che vive dentro tutti noi, il diverso che ognuno di noi è, si sente triste e solo, ma mangiando sente un calorino alla pancia che lo consola!
Ovviamente è diventato grasso, e anche se il suo amico frigorifero, sempre pieno di buone cose da mangiare, lo ha nominato Cavaliere Cuore di Ciccia oltre che Marchese des Budins et Ciambellons, la sua mamma non è contenta e neanche il padre (genitori separati ma uniti nella lotta contro il grasso proprio e di Michele).
Una serie di avventure straordinarie porteranno Michele a capire i genitori e viceversa. Alla fine Michele sarà più magro e la mamma avrà un pò più di sana ciccia addosso:
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L'amicizia tra lui e il frigorifero nei primi tempi era passata inosservata. Soltanto alcuni mesi dopo, quando a tavola, senza neppure li toccasse, gli erano esplosi i pantaloni addosso, la mamma aveva cominciato a sospettare qualcosa. Stavano mangiando in silenzo e all'improvviso si era sentito quel rumore: Zstraapp.
"Cos'è stato? aveva chiesto la mamma.
"Un fu... fu... fulmine fo...forse" aveva balbettato Michele.
"Non c'è neanche una nuvola, non dire bugie" aveva detto la mamma, poi sospettosa aveva cominciato ad annusare l'aria. "Guardami negli occhi! Non hai mica fatto una...?"
Michele era diventato rosso: "Oh no, mamma, ti giuro di no!".
"Non sprecare giuramenti" aveva risposto allora lei, e avevano continuato a mangiare in silenzio.
Appena finita la frutta Michele si era alzato, e a quel punto era successa la catastrofe. Dopo due passi i pantaloni strappati gli erano scesi alle ginocchia, da lì erano scesi ai piedi e si era ritrovato in mutande nel mezzo della stanza.
C'era stato un minuto di silenzio, lui non si era mosso e la mamma neanche. Poi c'era stato un urlo agghiacciante lungo pressapoco così:
"Aaaaaaahhhhhhhhh!!!" e la mamma, gridando con quanta voce le restava:"Sei grasso come un porcello!" era caduta dritta svenuta per terra.
A quell'urlo erano seguiti momenti terribili.
La mamma, infatti, appena ripresasi dallo svenimento, gli aveva ordinato di salire sul tavolo e togliersi tutti i vestiti.
Mentre se ne stava lì, nudo come un verme e con la ciccia che a ogni respiro gli tremava debolmente intorno, la mamma era andata a prendere un metro giallo da sarti e aveva cominciato a misurarlo. Gli aveva misurato la circonferenza delle cosce e quella dei polpacci, la pancia e il torace, aveva misurato il collo, le braccia e il doppio mento, e a ogni misura, anziché stare zitta e tranquilla.,gridava forte il numero dei centimetri, e dopo il numero ogni volta aggiungeva:
"Che orrore! Santo cielo, che schifo!". 
Una volta finite le misurazioni aveva tirato fuori da un cassetto Il libro del Bambino Ideale e, parlando tra sé e sé sottovoce, aveva iniziato a confrontare i centimetri del suo bambino con quelli del bambino ideale.
Intanto Michele stava sempre lì tutto nudo in piedi sul tavolo. Dopo dieci minuti la madre lo aveva guardato negli occhi e gli aveva detto: "E' grave, ma non gravissimo! Se prendiamo provvedimenti tutto tornerà normale in breve tempo!".
Poi gli aveva afferrato il rotolino di ciccia della pancia, lo aveva tirato avanti e indietro affettuosamente un paio di volte e aveva detto:"Dobbiamo fare una grande battaglia insieme... e tu collaborerai, non è vero?".
"Certo, mamma!" aveva risposto Michele, che era sempre stato un bambino ubbidiente. Poi, quando la mamma era uscita con passo svelto, era sceso dal tavolo e senza neanche infilarsi i vestiti aveva raggiunto il frigorifero e l'aveva svuotato.

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