martedì 14 agosto 2012

Né fuori né dentro

Michela Murgia
ciao!magazin.wordpress.com






















Da L'INCONTRO di Michela Murgia
Einaudi - 2012
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Quando calava il sole i vecchi uscivano dalle loro case come lumache dopo la pioggia, trascinando con sé delle piccole sedie basse con la seduta di paglia. Quel popolo della sera sembrava seguire scie invisibili agli occhi dei bambini della via. "Andiamo a prendere il fresco", dicevano quasi fosse un pesce da afferrare con le mani lungo il fiume sterrato della strada.
Anche i nonni di Maurizio dopo cena obbedivano a quel richiamo silenzioso, strusciando le sedie all'esterno come tutti gli altri. Misteriosi accordi presi durante il giorno disegnavano la mappatura di crocicchi solo apparentemente spontanei; ciascun adulto portava la propria sedia davanti a una casa concordata, assestandola sul marciapiede e talvolta anche sul ciglio della strada fino a formare una precisa platea. Le sedie basse, arredo nato per il focolare, facevano di quei consessi serali una sorta di prolungamento delle abitazioni, espressione di quelle urbanistiche di fatto che sono possibili solo nei luoghi in cui la casa e la strada non sono ancora realtà diverse e contrapposte, ma sfumature verbali dello stesso significato.
Insieme ai vecchi la sera uscivano di casa anche i bambini. Tra loro c'erano soprattutto i figli della gente del posto, ragazzini ossuti e bruni con qualcosa di rapace negli occhi. Spesso scalzi, sembravano sapere da sempre come usare per sé i ritagli di autonomia che sfuggivano al controllo degli adulti. C'erano anche, e ogni anno diventavano sempre più numerose, le creature infantili portate lì dai turisti in vacanza: certi bambini esotici con l'accento buffo e l'apparecchio per i denti, o ragazzine aliene dai capelli color gramigna e la pelle sempre arrossata - a volte belle e a volte solo strane - con la loro marginalità già scritta in faccia.
Infine c'erano gli altri, i ragazzi come Maurizio, che non erano di fuori ma nemmeno di dentro. Apparivano diversi e in qualche modo contusi, scarti di squilibri familiari o di tabelle di marcia troppo rapide per le loro gambe.
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