venerdì 24 agosto 2012

Per le strade di Montreal

Mavis Gallant nel 1959 a Parigi,
fotografia di Alfredo Di Molli.



























VARIETA' DI ESILIO di Mavis Gallant
Bur Rizzoli - 2007
Traduzione di Giovanna Scocchera
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Canadese del Quebec (nata nel 1922), dal 1950 vive a Parigi, scrive in inglese. Varietà d'esilo comprende 4 racconti ambientati nella Montreal degli anni Quaranta e Cinquanta. I personaggi, come l'autrice stessa fa notare nella prefazione, sembrano riproporre il tipico abitante di Montreal di quegli anni, una Montreal che non esiste più se non nella memoria e nelle fotografie.
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Se dovessi scegliere un aggettivo per definire questi racconti direi senza dubbio e nella connotazione più profonda: eleganti.
Con quell'aria di continente nuovo dalle abitudini europee, con la melodia francese dei nomi propri, delle strade, dei quartieri, dei valori, dei sogni, con la lingua e la cultura inglese che fa capolino, prende spazio, si ritrae e recupera, con la guerra dietro gli angoli, in un altrove assolutamente vicino.
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Il primo racconto dà il titolo alla raccolta, Varietà d'esilio descrive l'incontro tra l'io narrante, una giovane donna, e un uomo inglese, spedito dalla famiglia in Canada, come tanti altri inglesi, probabilmente per ragioni d'onore o per convenienze economiche. Il secondo racconto si intitola Meglio lasciar correre e descrive l'incontro di un uomo di mezza età con la figlia adolescente della sua ex moglie. Il terzo, intitolato Il marito prescelto, racconta del tentativo di una famiglia di far diventare un uomo semplice e banale il marito ideale per una delle figlie. L'ultimo racconto Il bambino dei Fenton e la storia dell'adozione di un neonato non desiderato, probabilmente conseguenza di uno stupro.
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Sulla quarta di copertina Gallant ci suggerisce: "I racconti non sono capitoli di un romanzo. Non vanno letti uno dopo l'altro. Leggetene uno. Chiudete il libro. Leggete qualcos'altro. Riprendete il libro dopo un po' di tempo. I racconti sanno aspettare."
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Da Varietà di esilio:
Qualunque cosa avessero fatto questi figli, la loro punizione era di certo crudele e singolare, ideata per bambini disobbedienti da un preside cosmico che faceva le veci dell'Onnipotente: erano costretti a rivivere fino alla morte la prima separazione da casa, e l'innegabile trauma del rifiuto. Sì, erano come bambini, diretti in eterno a una scuola severissima; avevano otto anni e venivano spediti "a casa" dall'India per andare incontro a un'infanzia di segreta sofferenza tra estranei. E questa ferita, questa amputazione, l'avrebbero poi spietatamente inflitta a tempo debito anche ai propri figli - sempre ai maschi, talvolta alle femmine - convinti che quel precoce dolore fosse giusto perché di origine britannica, ostacolati solo dal limite finanziario previsto per l'esilio: sbarazzarsi di un figlio costa denaro.
E quando ammiravano i loro padri, quei poveri figli!
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