mercoledì 1 agosto 2012

Tre in uno

Agota Kristof in
 Einaudi Editore.it


AGOTA KRISTOF
(1935-2011)
La trilogia della città di K.
(Traduzioni: Il grande quaderno, 1986, di Armando Marchi,
La prova, 1988, di Virginia Ripa di Meana;
La terza menzogna di Giovanni Bogliolo)
Einaudi - 1998
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Le vicende di due fratelli gemelli si sviluppano nel corso di tre romanzi confermando, contraddicendo, annullando, ampliando quanto è già stato scritto nelle pagine.
Claus e Lucas o Klaus e Lukas sono l'uno o l'altro, stanno insieme veramente o si mancano a vicenda, si aiutano e si separano, si cercano e si negano a seconda del decennio. Tutto  sembra essere il contrario di quanto appena creduto, ma determinati fatti si ripetono come per insinuare una certa autenticità nascosta e lontana, si ripetono diversamente nelle varie impostazioni creative, come una specie di eco: il tuono di una mina che fa saltare il corpo di chi è davanti salvando quello di chi segue, il calore di un affetto incestuoso a cui dover rinunciare pur nel restante vuoto affettivo, partenze e arrivi nella stessa città che cresce e cambia, un manoscritto che viene offerto in lettura come testimonianza.
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Però i due gemelli, quando si arriva al secondo romanzo forse neanche esistono come tali, forse l'uno è la fantasia dell'altro, creata per sopravvivere alla solitudine. Bambini e adulti abbandonati alla miseria, a sè stessi, oppure raccolti e forzati  dal sistema formale (e da quello informale) in una direzione piuttosto che in quella dove vorrebbero andare.
Tanta cruda realtà, una grande quantità di delusioni e rifiuti e abbandoni e circostanze ossessive sono il tessuto della trilogia. Ma in esso c'è anche un filo forte di avvenimenti positivi che ogni volta prendono il personaggio sull'orlo del peggio e lo rimettono in una strada verso qualcosa di meglio: piccoli avvenimenti, in fondo dettagli, o grandi avvenimenti inaspettati e decisivi come la guerra o la fine della guerra.  Dal dolore causato da meschinità ed egoismi quotidiani alla forza creata da doni e fortune da prendere al volo. La fortuna non dura ma neanche le disgrazie restano tali per sempre.
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Le ultime parole dell'ultimo libro non sembrano contenere alcuna speranza,  ma ... qualcosa può sempre accadere ai vivi e far loro cambiare idea o atteggiamento, lo si spera quasi anche se la coppia di gemelli è ormai separata per sempre (uno dei due si è suicidato dopo il tentativo fallito di essere riconosciuto e accolto dall'altro).
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L'autrice di origine ungherese e naturalizzata svizzera, scriveva in francese. Un francese che secondo le informazioni su wikipedia non padroneggiò mai totalmente, ma forse proprio a causa di questa condizione il tono e il ritmo della sua scrittura sono affascinanti.
Scelgo di dare a questa lettura anche l'etichetta "Gialli-noir e simili"... collocandola in quel "simile". Sbaglio?
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Da Il grande quaderno:
Esercizio di accattonaggio
Indossiamo abiti sporchi e laceri, ci togliamo le scarpe, ci sporchiamo la faccia e le mani. Andiamo in strada. Ci fermiamo, aspettiamo.
Quando un ufficiale straniero passa davanti a noi, alziamo il braccio destro per salutare e tendiamo la mano sinistra. Nella maggior parte dei casi l'ufficiale passa senza fermarsi, senza vederci, senza guardarci.
Finalmente un ufficiale si ferma. Dice qualcosa in una lingua che non capiamo. Ci fa delle domande. Non rispondiamo; restiamo immobili, un braccio alzato, l'altro teso in avanti. Allora fruga nelle tasche, posa una moneta e un pezzetto di cioccolato sul nostro palmo lercio e se ne va scuotendo la testa.
Continuiamo ad aspettare.
Una donna passa. Tendiamo la mano. Lei dice:
- Poveri bambini. Non ho niente da darvi.
Ci accarezza i capelli.
Diciamo:
- Grazie.
Un'altra donna ci dà due mele, un'altra dei biscotti.
Una donna passa. Tendiamo la mano, lei si ferma e dice:
- Non vi vergognate a chiedere l'elemosina? Venite da me, ci sono dei lavoretti facili per voi.Tagliare la legna, per esempio, o lucidare la terrazza. Siete abbastanza grandi e forti. Dopo, se lavorate bene, vi darò la minestra e del pane.
Rispondiamo:
- Non abbiamo voglia di lavorare per lei, signora. Non abbiamo voglia di mangiare la sua minestra né il suo pane. Non abbiamo fame.
Lei domanda:
- E allora perché chiedete l'elemosina?
- Per sapere che effetto fa e per osservare la reazione della gente.
Andandosene grida:
- Piccole sporche canaglie! Screanzati, fare queste cose!
Rientrando, gettiamo nell'erba alta che costeggia la strada le mele, i biscotti, il cioccolato e anche le monete.
La carezza sui capelli e impossibile gettarla.
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Da La prova:
3.
[...]
Lucas chiede:
- Perché porta le scarpe basse, e questo vestito senza colore? Perché si comporta come una vecchia?
Lei dice:
- Ho trentacinque anni.
- Mia madre ne aveva altrettanti in questa foto. Potrebbe almeno farsi tingere i capelli.
- I miei capelli sono diventati bianchi nello spazio di una sola notte. Quella durante la quale "loro" hanno impiccato mio marito per alto tradimento. Tre anni fa.
[...]
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Da La terza menzogna:
Parte seconda
[...]
Lucas verrà domani. Come fare perché Mamma non lo scopra? Perché non si svegli durante la visita di Lucas? Portarla altrove? Fuggire? Dove? Come? Come spiegarlo a Mamma? Non ci siamo mai mossi di qui. Di qui Mamma non se ne vuole andare. Pensa che sia l'unico posto in cui Lucas ci possa ritrovare quando tornerà.
Infatti è proprio qui che ci ha trovati.
Se è davvero lui.
E' davvero lui.
Non ho bisogno di prove per saperlo. Lo so. Lo sapevo, l'ho sempre saputo che non era morto, che sarebbe tornato.
Ma perché adesso? Perché così tardi? Perché dopo cinquant'anni di assenza?
Mi devo difendere. Devo difendere Mamma. Non voglio che Lucas distrugga la nostra tranquillità, le nostre abitudini, la nostra felicità. Non voglio sconvolgimenti nella nostra vita. Né io né Mamma sopporteremmo che Lucas ricominci a frugare nel passato, a smuovere dei ricordi, a fare delle domande a Mamma.
Devo ad ogni costo allontanare Lucas, impedirgli di riaprire la tremenda ferita.
[...]
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2 commenti:

  1. Mi fa piacere che hai dato spazio nel tuo blog a questo bellissimo libro di Agota Kristof,morta da poco. Io l'ho letto un pò di anni fa e,anche se non ricordo i dettagli, ho ancora bene in mente il modo potente con cui la scrittrice con uno stile asciutto e semplice rende il senso di disperazione e solitudine umana, metafora di tutte le guerre. Da leggere!
    Ciao
    Francesca

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  2. Sì, metafora di tutte le guerre ma anche dei tempi di pace! Certo la guerra tira fuori la cattiveria, certa cattiveria,con più facilità!

    Grazie per il commento.

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