venerdì 14 settembre 2012

Il regno in cui nessuno muore

Willy Ronis, Les enfants, Arles, 1975
in monsieurphoto.free.fr



























Edna St. Vincent Millay
(1892 - 1950)
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L'infanzia è il regno in cui nessuno muore
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Poesia scelta da Lella Costa,
ascoltala in Rima Privata: ilsole24ore.com
del 31 ottobre 2011.
Traduzione di ...?
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L'infanzia non è un tempo della vita
che ha principio coi giochi e si conclude
quando, adulti oramai, ce ne disfiamo.
L'infanzia è il regno in cui nessuno muore.
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Nessuno d'importante, si capisce.
Ci sono lontani parenti che muoiono,
che abbiamo visto solo per un'ora
e che ci regalarono dei dolci
in uno scrigno a strisce verdi e rosa,
o un coltellino, ma presto sparirono,
non puoi dire che siano stati "vivi".
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E muoiono anche i gatti, che agitavano
la coda sul tappeto, il pelo reticente
all'improvviso scosso, percorso da pulci
che nessuno vi avrebbe immaginato,
lucente e bruno, i gatti che sapevano
tutto quello che c'era da sapere,
emigranti nel mondo dei vivi.
Tu prendi una scatola da scarpe,
che ora è troppo piccola per lui,
ne' puo' lì dentro raggomitolarsi:
ne prendi una piu' grande, lo seppelisci nel cortile, e piangi.
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Ma non ti svegli dopo un mese o due, nel mezzo della notte,
ne' dopo un anno, ne' dopo due anni,
a piangere, mordendoti le dita, a gridare:" Mio Dio, mio Dio, mio Dio!".
L'infanzia è il regno dove nessuno d'importante muore - madri e padri non muoiono.
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E se tu hai detto: "Per l'amor del cielo, devi proprio baciarmi di continuo?"
o "Vorrei tanto che adesso la smettessi di battere con il ditale contro la finestra"
Domani o il giorno dopo, in pieno gioco,
avrai il tempo per dire "Scusa, mamma".
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Diventi adulta quando siedi a tavola in compagnia di morti,
persone che non parlano e non sentono;
che non bevono il the, che pur dicevano
essere il primo dei piaceri umani.
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Corri in cantina a prendere per loro
il vasetto piu' fresco di lamponi:
non li tenti.
Lusingali, allora: domanda cosa dissero al vescovo
quel giorno, cosa di preciso all'ispettore
o alla signora Mason, non abboccano.
Gridagli in faccia, alzati, arrossisci,
strappa alle sedie quelle spalle rigide,
scuotile, strilla pure;
rimangono impassibili, nemmeno imbarazzati; scivolano solo
indietro sulla sedia.
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Ora è freddo il tuo the.
Lo bevi in piedi
e poi lasci la casa.
.

.
*

La poesia in lingua originale, in questo link, dal quale si può anche arrivare ad una registrazione con la voce di E.St.V. Millay:
http://gonemild.com/2009/11/15/sunday-poetry-childhood-is-the-kingdom-where-nobody-dies-by-edna-st-vincent-millay/
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Childhood Is the Kingdom Where Nobody Dies
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Childhood is not from birth to a certain age and at a certain age
The child is grown, and puts away childish things.
Childhood is the kingdom where nobody dies.
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Nobody that matters, that is. Distant relatives of course
Die, whom one never has seen or has seen for an hour,
And they gave one candy in a pink-and-green stripèd bag, or a jack-knife,
And went away, and cannot really be said to have lived at all.
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And cats die. They lie on the floor and lash their tails,
And their reticent fur is suddenly all in motion
With fleas that one never knew were there,
Polished and brown, knowing all there is to know,
Trekking off into the living world.
You fetch a shoe-box, but it’s much too small, because she won’t curl up now:
So you find a bigger box, and bury her in the yard, and weep.
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But you do not wake up a month from then, two months,
A year from then, two years, in the middle of the night
And weep, with your knuckles in your mouth, and say Oh, God! Oh, God!
Childhood is the kingdom where nobody dies that matters, – mothers and fathers don’t die.
.
And if you have said, “For heaven’s sake, must you always be kissing a person?”
Or, “I do wish to gracious you’d stop tapping on the window with your thimble!”
Tomorrow, or even the day after tomorrow if you’re busy having fun,
Is plenty of time to say, “I’m sorry, mother.”
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To be grown up is to sit at the table with people who have died, who neither listen nor speak;
Who do not drink their tea, though they always said
Tea was such a comfort.
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Run down into the cellar and bring up the last jar of raspberries; they are not tempted.
Flatter them, ask them what was it they said exactly
That time, to the bishop, or to the overseer, or to Mrs. Mason;
They are not taken in.
Shout at them, get red in the face, rise,
Drag them up out of their chairs by their stiff shoulders and shake them and yell at them;
They are not startled, they are not even embarrassed; they slide back into their chairs.
.
Your tea is cold now.
You drink it standing up,
And leave the house.
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*
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Di Edna St. Vincent Malley sul mercato italiano troviamo la raccolta:
L’amore non è cieco

Crocetti Editore - 1991, 2001
Traduzione di Silvio Raffio
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Da questa raccolta, attingendo dal
sito web dell'editore:

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Io non ti dò il mio amore...

Io non ti dò il mio amore come fanno
le altre ragazze, in uno scrigno freddo
d’argento e perle, né ricco di gemme
rosse e turchesi, chiuso, senza chiave;
né in un nodo, e nemmeno in un anello
lavorato alla moda, con la scritta
‘semper fidelis’, dove si nasconde
un’insidia che ottenebra il cervello.
L’Amore a mano aperta, questo solo,
senza diademi, chiaro, inoffensivo:
come se ti portassi in un cappello
primule smosse, o mele nella gonna,
e ti chiamassi al modo dei bambini:
“Guarda che cos’ho qui! – Tutto per te

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1 commento:

  1. Recitata da Tyne Daly: https://www.youtube.com/watch?v=Jx_yr2j8EVA

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