sabato 6 ottobre 2012

Nelle tasche di Cesare

Riflessi. Foto di Jacques Wisman
in monsieurphoto.free.fr





















Cesare Pavese
LE POESIE
Einaudi - 1998
.
.
Da Estravaganti scelte
.
[II]
.
Poter venir sepolto alla mia morte -
oh il più tardi possibile -
nel cimitero della notte azzurra.
Sprofondare in quel buio sanissimo,
con tutti i miei versi in tasca
e respirar quell'aria di montagna.
Ma la luna, no non la voglio.
Piuttosto rompo l'immagine
e invoco il bel sole d'agosto,
nell'esagerazione folle del mezzogiorno.
Là disteso nei venti dell'abbisso
sotto una fiorita di papaveri
sentir salire intorno a me nei brividi
di putrefazione e di morte
le lunghe marcide colonne ammiccanti
tra le sfere dei sogni
in un sommesso cantico di toni
dove le febbri che circolano in terra
nelle pagine della mia vita
siano esaltate e trasformate in forme
di colore sintetico
pieno di musica
e di poesia
e di scultura
e di architettura (perché senza quella non si fa nulla).
.
E vedere nei campi delle stelle
sui torrenti sanissimi dei raggi
nei fremiti di tutto il paradiso -
nottetempo bambina -
avanzarsi sommessa e rassegnata
apparizione diafana di toni
la più bella di tutte
vestita di una seta di sorìa,
o di piume di augello,
o di una lunga camicia
la tua figura, o Margherita pia,
con un mazzolino selvaggio in mano
e protesa i seni verso le stelle...
.
novembre 1927

.
[III]
.
La mia solitudine sommessa
si fa sempre più rassegnata.
Il mio bel gatto nero
come se avesse posseduta la mia donna
mi fissa da una mensola
cogli occhi sarcastici di un rivale,
e si lecca i baffi:
Non piango no, non urlo
perché sono rassegnato
e non mi muovo per la mia camera
perché in tutti gli angoli, in tutti i buchi in tutti gli oggetti
troverei cose buone e antiche e rassegnate
da paragonare ai miei sogni
spezzati come la spina dorsale di un seduttore.
Ma lasciatemi almeno cantare
in verso libero perché è più moderno
la dolce bocca della donna mia,
le sue fini narici palpitanti
come le ali degli angeli
e la curva sommessa delle ciglia
che avvolge tutto il volto ovale e bianco,
dove sognano sani gli occhi neri,
d'un'aureola dolce e casalinga
come la sua anima la sua anima buona.
E quello che mi strazia -
lo dirò solo a te pagina bianca
come la sua anima azzurra -
quello che mi strazia non è il suo rifiuto,
io sono brutto e magro, è stato giusto!
lei è buona e può far quel che le pare,
quel che mi strazia è il sorriso sarcastico
del mio gattaccio nero
che par l'incarnazione di pavese
e che dica "io l'ho, tu non ce l'hai,
io l'ho, io l'ho, io l'ho,
e tu non l'avrai mai.
Questo mi piace assai,
e un giorno morirem".
Sentite che poesia schifosa
esce dalla bocca di Pavese merdosa.
Ma un pensiero mi frulla e fa altero:
Pavese a tutti dona il suo cul nero.
.
novembre 1927
.
.
.
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1 commento:

  1. Mai avrei immaginato Pavese farsi altero e mostrare il suo cul nero! Mai!
    Si predeva anche in giro!

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