giovedì 11 ottobre 2012

Tanto è gentile

Foto di Edouard Boubat: Gatti su un tetto.
In www.allposters.com























E dal gatto di Cesare Pavese passiamo alla gatta di:
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ELSA MORANTE
Minna la Siamese
in ALIBI
(Einaudi)
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Ho una bestiolina, una gatta: il suo nome è Minna.
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Ciò ch'io le metto nel piatto, essa mangia,
e ciò che le metto nella scodella, beve.
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Sulle ginocchia mi viene, mi guarda, e poi dorme,
tale che mi dimentico d'averla. Ma se poi,
memore, a nome la chiamo, nel sonno un orecchio
le trema: ombrato dal suo nome è il suo sonno.
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Gioie per dire, e grazie, una chitarretta essa ha:
se la testina le gratto, o il collo, dolce suona.
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Se penso a quanto di secoli e cose noi due divide,
spaùro. Per me spaùro: ch'essa di ciò nulla sa.
Ma se la vedo con un filo scherzare, se miro
l'iridi sue celesti, l'allegria mi riprende.
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I giorni di festa, che gli uomini tutti fan festa,
di lei pietà mi viene, che non distingue i giorni.
Perché celebri anch'essa, a pranzo le do un pesciolino;
né la causa essa intende: pur beata lo mangia.
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Il cielo, per amarla, unghie le ha dato, e denti:
ma lei, tanto è gentile, sol per gioco li adopra.
Pietà mi viene al pensiero che, se pur la uccidessi,
processo io non ne avrei, né inferno nè prigione.
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Tanto mi bacia, a volte, che d'esserle cara io mi illudo,
ma so che un'altra padrona, o me, per lei fa uguale.
Mi segue, sì da illudermi che tutto io sia per lei,
ma so che la mia morte non potrebbe sfiorarla...
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(1941)
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