sabato 24 novembre 2012

La coppia danzante

"Donna distesa che disegna".
Fotografa: Thérèse Bonney (1897-1978)
Museiverket, Helsinki
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 



 
LA COPPIA DANZANTE
di Angela Siciliano
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Testo scritto e letto (registrato) per la Mostra Sonora VIVAVOCE (dal 12 al 19 ottobre 2012) al Metrokubo di Trieste, in via dei Capitelli 6563b) a chiusura del primo corso di scrittura organizzato dall'Associazione DDProject di Trieste, intitolato IL TEMPERAMATITE, con Corrado Premuda come insegnante (pazientissimo, ispiratore e validissimo sostegno nei momenti di sconforto creativo!), dove ho avuto il piacere di conoscere altra gente fantasiosa e appassionata.
Nei brani scritti e registrati per la mostra finale, ognuno di noi ha immaginato di essere la matita di qualcuno e ha provato a descrivere sentimenti e pensieri relativi alla propria condizione. Io ho immaginato di essere la matita di una disegnatrice, un'artista quasi povera e povera quasi per scelta:

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Non mi piacciono le sue dita sporche di nicotina!
Ma cerco di non pensarci quando incomincia a tracciare i segni sui fogli che poi espone e vende ai turisti. Non vende molto in realtà: la gente guarda i suoi fogli, li ammira con gli occhi luccicanti di piacere ma poi dice che costano troppo e rinuncia all’acquisto.
Secondo me i prezzi dei suoi lavori sono volutamente eccessivi perché lei non vuole separarsene e non vuole neanche fare una vita diversa da quella che fa.
Ad ogni modo io riesco a non farmi condizionare dalle nuvolette di fumo che circondano il suo corpo e mi lascio andare al flusso delle sue ispirazioni.
La trovo così travolgente!
Si immerge nel foglio bianco e vuoto e lo riempie di linee e di punti, di curve e di picchi, di significati e di ombre. Quando ritiene di aver finito, le ombre risaltano come fossero luce.
Ed è così testarda!
Prova e riprova, traccia e ritraccia ogni percorso fino a quando non ottiene l’immagine che vuole. La invidio per questa sua capacità di non arrendersi, di trasformare ciò che vede in un mondo, un mondo a sé stante e parallelo: un mondo in bianco e nero.
Lei infatti non ama i colori e neanche i volti. A lei piacciono le arcate, i muri medievali, le finestre, i balconi, le torri, i tetti, e le colline arate, gli alberi, certi viottoli confusi tra le erbacce. E li abbellisce quasi, li migliora con il suo tratto deciso, a volte anche spogliandoli di certi dettagli. Sottrae eppure aggiunge!
Io mi perdo in quello che fa mentre lo fa.
Con piacere l’accompagno più che posso verso l’idea finale. Non sempre però riesco ad assecondarla e mi dispiaccio di questa mia inadeguatezza, ma quando mi accade di intuire e penetrare ciò che sta pensando mi emoziono e inorgoglisco. Sono momenti di grazia in cui sembriamo una coppia affiatata che danza in un’immensa sala deserta, con un’orchestra che suona dal vivo adeguandosi ai nostri passi.
Danziamo leggere, riempendo la sala con le nostre giravolte.
Insieme siamo libere! Libere e felici come chi sta dentro il proprio destino e lo sa, e non vorrebbe né potrebbe stare in nessun altro luogo e con nessun altro.
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