venerdì 9 novembre 2012

Parole, il grande amore

Patrizia Valduga
Foto in  poesiafestival.it 
(di Campanini-Baracchi)





















Da
QUARTINE
SECONDA CENTURIA
di Patrizia Valduga
Einaudi - 2001
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Scrive/dice l'autrice in Per una definizione di "Poesia" (pubblicato negli Atti del Convegno internazionale "Letteratura e religione in Europa, III", svoltosi a Milano, 27-30 settembre 1995,  e in "Testo" nuova serie, XVIII, gennaio-giugno 1997):
Tutti i versi che ho scritto, da vent'anni a questa parte, sono in forma chiusa: sonetti, madrigali, sestine, ottave, terzine dantesche, distici, serventesi classici e, ultimamente, quartine.
Se vent'anni fa qualcuno mi avesse chiesto: "Perché quest'ossessione della forma?", avrei risposto: "Perché sono una persona sensuale, incline al piacere dei sensi, e soprattutto a quello dell'udito". Perché il piacere che dà una ripetizione ordinata di suoni e di ritmi è un piacere sensuale. Perché la poesia è canto, e "incantamento", aiuta persino a respirare bene. [...]. Se oggi mi venisse fatta la stessa domanda, risponderei: "Perché sono una persona religiosa".[...]. Dalla poesia come incantamento sono arrivata alla poesia come "pensiero emozionato" o "emozione pensante". Pensiero e emozione diventano una sola cosa, la stessa cosa, attraverso la forma, attraverso il lavoro sulla lingua: il poeta è lo scienziato della parola come pensiero-emozione, e la sua grandezza è direttamente proporzionale alla quantità di pensiero-emozione che riesce a fissare nel lavoro formale. [...]. E sono arrivata alla mia ultima definizione: la poesia è "esposizione rituale della morte". L'imprigionamento delle parole è l'imprigionamento della vita: la sospensione, il congelamento della vita per affermare e salvare la vita. Se sacrificare significa rendere sacro mettendo a morte, la poesia significa la vita, la rende sacra attraverso il rito della forma che la espone alla morte. [...].


101.
Per me si va da un niente a un altro niente
a dar l'assalto alla mortalità.
Con tutto questo ardore ancora ardente
ancora non è vita questa qua.
.
106.
Tutto nel cuore e tutto il cuore in tutto:
sarà così alla fine delle fini?
il cuore sparpagliato dappertutto?
senza più notti, senza più mattini?
.
114.
Mica lo nego: sono una nervosa;
ma in fondo buona, sì, davvero, buona.
Venga chi mi perdona e spieghi cosa
in quest'antro di lupi mi perdona.
.
138.
Facciamo tutto quello che è da fare,
se è fattibile... Diamoci da fare:
ché quando scenderemo nelle bare
avremo tutto il tempo per non fare.
.
165.
Vero, non voglio più chi non mi vuole.
Né chi mi vuole troppo: è un oppressore.
Voglio semplicemente le parole,
sono loro il mio solo grande amore.
.
182.
Così dico al mio corpo: Non volere
che quello che possiedi e per volerlo
impara che la pace è nel sapere,
perché sapere il mondo è possederlo.
.
183.
Così dico alla mente: Per piacere
non dare peso ad altro che alla calma;
nelle eterne infallibili stadere,
lo sai, non peserai più di una salma.
.
188.
Di quel poco che resta di quel fuoco
resta l'amore quando non si fa
che soffre troppo del suo troppo poco,
però profuma di felicità.

189.
Il domani di domani in domani
zampetta piano giorno dopo giorno
fino all'ultima scena e al battimani.
Poi giù il sipario. Senza più ritorno.
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Link:
1 - P. Valduga in wikipedia
2 - il post: Una Patrizia...
Altro cliccando l'etichetta Patrizia Valduga.
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