giovedì 15 novembre 2012

Una vecchia bottiglia trovata in cantina!


 "Designer's Window" di Berenice Abott in

A proposito della poesia Tra una città e l'altra
ho ritrovato un altro cimelio, un vecchio numero del
BOLLETTINO DEL CLI, gennaio 1990, anno IX,
dove a pag. 13 si parla di me: Ma va!? 
Era una intervista un pò seria e un pò scherzosa.
Mi rileggo con curiosità: che avrò mai sostenuto?!
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ANGELA COME NOI
Intervista ad Angela Siciliano, vincitrice
del premio DONNAPOESIA '89
a cura di Rosanna Fiocchetto e Giovanna Olivieri
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Il gruppo "DONNAPOESIA" del Centro Femminista Internazionale "Alma Sabatini" di Roma, organizzato da Cristina Colafigli, Amanda Knering e Marcia Theophilo, ha istituito lo scorso anno il primo premio di poesia tutto al femminile: un'iniziativa autofinanziata, progettata e gestita da donne, rivolta alle donne, supportate da imprese di donne quali le riviste "Noi Donne", "Il Paese delle Donne", "Minerva" e la casa editrice "Estro". In novembre il premio DONNAPOESIA '89, alla sua prima edizione scaturita da un concorso nazionale, è stato vinto da Angela Siciliano, curatrice del volume "Poeresia" edito dal CLI. Angela ha trentadue anni; dopo aver vissuto in varie città italiane, risiede ora a Trieste dove studia lingue e lavora. L'abbiamo intervistata per le lettrici del "Bollettino del CLI".
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D. Nella poesia con la quale hai vinto il premio e che è intitolata Tra una città e l'altra, parli di trasferimenti, di letti, di corpi, di estraneità, di desideri, di interlocutrici, di cultura, di silenzio, di linguaggio. Qual è il peso di questi "contenuti" nella tua vita?
R. Nella poesia parlo di cose evidenti - della poesia in generale penso che debba essere letta e interpretata soggettivamente. Certo, scoprire che la gente, leggendoti, ha capito la "tua" versione fa molto piacere; ma a me piace vedere anche quante e quali versioni chi legge riesce a tirar fuori da quella che è scritta e sottintesa dalla e nella intenzione di chi scrive. Insomma, ogni poesia è ciò che vuole chi legge, chi "sente", chi si riconosce e identifica. Le parole diventano autonome e contemporaneamente di chiunque. La poesia non è un comizio o un discorso parlamentare, cioè circostanze in cui ciò che si dice si ha il dovere di fissarlo, ma piuttosto una suggestione e come tale intima e soggettiva, relativa. Comunque nella mia vita quei contenuti hanno un peso decisivo, perché il mio entrare e uscire da certi corpi e certi letti, il mio nomadismo - un pò patologico e un pò ideologico - fatto di desideri chiari e coltivati, di estraneità alle realtà circostanti, il mio parlare ad interlocutrici sorde, spaventate, a volte ottuse, spesso altezzose, mi hanno portata a questa specie di esilio: Trieste è, per me, una città dalla quale il resto dell'Italia sembra un'altra nazione. Non sono triestina: vivo qui da pochi mesi e ho scelto questa città proprio per questa somiglianza  con me: estranea al resto della penisola eppure italiana, multiculturale, bilingue (direi trilingue perché il triestino è la vera identità linguistica più che la lingua italiana: se vai a fare la spesa in Slovenia, la commessa, appurato che sei "italiana", ti parla in triestino!). Io non mi identifico con nessuna città o nazione in cui ho vissuto, tuttavia ho più città, più dialetti, più culture dentro di me; alcune cozzano tra loro ma ho imparato ad amalgamarle il più  possibile, a farle convivere.
D. Hai scelto un approccio poetico soggettivo ("io"), piuttosto che oggettivo. Questo approccio è ricorrente nel tuo lavoro, e quale significato ha per te?
R. L'approccio soggettivo, l' "io", ha il valore del "tu che leggi" e che mentre leggi sei "io".
D. Al concorso hanno partecipato centoventi donne da tutte le città; e nella giuria c'erano poete di prestigio come Dacia Maraini, Biancamaria Frabotta, Marcia Theophilo, Giovanna Bemporad. E' stato gratificante per te ottenere questo riconoscimento non solo legato al valore, ma anche al prevalere?
R. Mi ha sorpresa. E mi ha gratificato - ma molto! - il fatto che la poesia sia stata scelta tra centoventi, anonime. Ciò vuol dire che il mio lavoro è stato apprezzato a prescindere da me.
D. Per l'antologia "Poeresia" sei stata tu a raccogliere poesie, in questa occasione invece ti trovi nella posizione opposta. Ti senti flessibile rispetto a questi ruoli?
R. Flessibilissima. Perché penso che si tratti soprattutto di senso estetico e buon gusto, che si usano sia scrivendo che selezionando poesie altrui. Leggere i versi di qualcuno/a e sentirli vivere, percepirli nella loro sostanza (presunta o oggettiva), li rende tuoi: mentre li leggi e li "capisci", li stai possedendo; è come averli scritti. E' questo che mi porta a pensare che i versi sono di tutti, come la musica...ma è bene ricordare il nome di chi li scrive! (Voglio dire che le poesie sono come creature partorite, figlie insomma, e ci assomigliano e ci appartengono fisiologicamente, geneticamente).
D. Che cos'è il lesbismo nella tua vita e nella tua opera poetica?
R. Nella vita è la parte migliore di me, quella in cui mi muovo più a mio agio, in cui mi riconosco; nell' "opera poetica" è l'ottica che interpreta, non è l'unica ma la più consistente.
D. Ti ispira di più il dolore o l'allegria?
R. Ambedue.
D. Hai mai scritto una poesia per la tua professoressa di matematica?
R. No.
D. Hai cercato di corrompere la giuria per avere il premio?
R. No.
D. Scrivi con la penna o con la macchina da scrivere?
R. Le prime stesure a penna, raramente uso immediatamente la macchina ma succede nei momenti di grazia.
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Infine, la nostra ultima domanda ad Angela, che si è prestata con spirito a rispondere anche ad alcuni quesiti "poco seri", è un piccolo questionario che è stato da lei compilato sbarrandone le caselle corrispondenti ai "si" o ai "no". Eccolo:
Hai mai scritto poesie:
da viaggio = SI
da sonno = NO
di compleanno = NO
di seduzione = SI
da colazione = NO
di consumo = NO.
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