giovedì 13 dicembre 2012

Umizza























LA FOIBA GRANDE (1992)
di Carlo Sgorlon (Friuli, 1930-2009)
Mondadori


Dopo la  Materada di Fulvio Tomizza ecco l'Umizza di Sgorlon. In questo caso è un paese inventato ma dalle parti del fiordo di Leme (Limski kanal). Un luogo possibile, raccontato dai tempi della peste nel 1600 ai tempi dell'esodo dei cosiddetti filo-italiani durante i primi tempi del potere comunista di Tito.
Qui rispetto al romanzo di Tomizza le vicende includono ancora più famiglie, più personaggi, più periodi storici e persino più continenti. Il romanzo è come diviso in due, la prima parte in cui i nomi dei luoghi sono in italiano e la seconda parte in cui sono in slavo per sottolineare la spaccatura, il confine, il muro che si alza giorno dopo giorno tra il sentirsi nella propria terra e il sentirsi spinto a lasciare tutto per non morire anche fisicamente (sparendo di notte e senza spiegazioni, lasciando dubbi e dicerie).
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Ma è diviso in due anche nel senso che ci sono i fatti e le parole della superficie e le paure e gli abbissi degli incubi, delle fantasie, delle foibe; e ancora c'è l'amore per una patria spirituale (che non può finire mai) e l'amore per una patria di terreni, alberi, pietre e segrete grotte e fiumi sotterranei (che periodicamente cambia padrone).
L'abitante di Umizza non si sente nè italiano nè veneziano nè sloveno nè croato nè austriaco, gli abitanti di Umizza sono istriani e si sentono tali a prescindere dai poteri che si impossessano della penisola. Nonostante ciò i personaggi sopravvissuti alla guerra, agli omicidi notturni, alle provocazioni di chi rappresenta il regime, lasceranno infine il paese e la penisola e tutti gli scomparsi in fondo alle foibe.
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I personaggi femminili sono molto interessanti, il capitolo dedicato alla peste l'ho trovato delizioso. Nonostanti i temi il tono del racconto non è mai ideologico ma sempre ragionevole e pacato come Benedetto, il personaggio pricipale. In certi passaggi oltre che Materada di Tomizza mi ha ricordato anche Furore di John Steinbeck. Confesso che Sgorlon è un autore che ho sempre "evitato", chissà perché. Una lettura quindi che mi ha sorpresa. Per fortuna ha pubblicato parecchi romanzi e ne approfitterò, recuperando il tempo perduto!
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"Quanti erano gli infoibati? Dodicimila circa, dicevano i pochi che s'occupavano di tenere il conto, e questo fu il numero fornito dal Comitato di Liberazione Nazionale alla Conferenza di Parigi. Ma nessuno aveva totali certezze, e nessuno poteva discendere nelle fosse a contare il numero dei morti."
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3 commenti:

  1. Mi stavo dimenticando anch'io di Sgorlon: grazie per avermelo ricordato. Sto scrivendo un articolo su Tomizza e credo che la citazione di quest'opera di Sgorlon sia addirittura indispensabile.

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  2. Leggerò con piacere il tuo articolo. Lo si potrà leggere nel tuo blog immagino.

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    1. I miei ultimi articoli sono stati pubblicati da Fabrizio Serra in atti di convegni o riviste accademiche e, per correttezza verso l'editore, evito di pubblicarle sul mio blog, che deve mantenere un tono più colloquiale e divulgativo, non essendo rivolto a specialisti. Presumo che anche il prossimo intervento troverà spazio in una delle pubblicazioni di Serra, ovviamente dopo il convegno.

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