sabato 19 gennaio 2013

Quando non le vogliamo più

 
L'INTERVISTA
di NATALIA GINZBURG
Einaudi - 1989

Tre atti, quattro personaggi.

Come sempre Natalia Ginzburg racchiude in poche pagine innumerevoli mondi.
L'intervista è anche preceduta da una lunga nota che da sola trasporta con sé altri mondi e aggiunge sapore al volume.
Nella nota compaiono Adriana Asti per la quale aveva scritto la sua prima commedia, Elsa Morante alla quale aveva fatto leggere nel tempo alcune sue commedie appena scritte, e che a lettura finita le diceva "Ti dirò la verità", tuonando pareri negativi che la strattonavano ma non la ferivano,
e Luca Coppola, un giovane amico regista che pochi mesi dopo aver portato sulla scena una commedia della Ginzburg è stato assassinato insieme a Giancarlo Prati, in circostanze molto simili a quelle di P. P. Pasolini.
L'intervista, datata 1988, è dedicata proprio a Luca Coppola (anche il suo omicidio, dalle tinte omofobe, è datato 1988). 

Leggera, quasi a piedi scalzi, quasi in punta di piedi, quasi di corsa, quasi guardando altrove come accade con un riflesso in una pozzanghera o su un vetro d'auto, Natalia Ginzburg sintetizza in poche pagine capitoli voluminosi di vita e di vite. I personaggi sono in realtà otto dei quali quattro vengono soltanto raccontati nei dialoghi di soprattutto due personaggi: il giornalista e la compagna dello scrittore.
Ma io trovo che il personaggio principale in questa commedia sia il tempo: lo si vede trascorrere e lo si sente trascorso, non soltanto in superficie e non soltanto deteriorando.

Primo atto: Una casa in campagna sulla strada per Arezzo. Marco, un giovane giornalista cerca Gianni Tiraboschi, uno scrittore famoso, per intervistarlo,  ma non lo trova in casa perché è dovuto partire all'improvviso dimenticandosi dell'appuntamento. Trova invece Ilaria una donna vaga e sconclusionata (ma solida economicamente), la compagna dello scrittore, e Stella, una ragazza pigra, sorella dello scrittore. Tutto sembra precario: Ilaria si sta preparando ad un viaggio in Australia dove vuole trasferirsi e Stella non sa esattamente cosa fare, pensa di trasferirsi forse a Roma e studiare recitazione. Sullo sfondo ci sono anche la ex moglie dello scrittore, chiamata da Ilaria la Grande Stronza, e il figlio dello scrittore che non compariranno mai sulla scena. La signora Olimpia, vicina di casa. è ufficialmente il quarto personaggio ma dalle pochissime battute.

Secondo atto: Un anno e qualche mese dopo Marco ritorna nella casa per un'altra intervista ma anche questa volta lo scrittore ha dimenticato l'appuntamento coinvolto d'urgenza dalla Grande Stronza nel divorzio. E scopriamo che nel frattempo Marco e Stella si sono frequentati a Roma, si sono persino fidanzati ma poi lei ha lasciato Roma e anche lui. Si scopre che anche Gianni Tiraboschi ha lasciato Ilaria per legarsi ad una giovane interprete che Ilaria definisce una strega e chiama la Piccola Stronza. Stella ora vive a Firenze, studia tutt'altro e si è legata ad un ragazzo svizzero, è lì in campagna casualmente. Il giornalista ora ha appena fondato un mensile con un socio e sostiene di aver superato l'abbandono da parte di Stella, dopo un periodo di crisi.

Nel terzo atto Marco ripassa quasi per caso dalle parti della casa in campagna e si ferma a salutare. La casa è ancora più trascurata. Scopriamo che sono trascorsi dieci anni dall'ultima visita. Questa volta lo scrittore c'è ma vive chiuso nella sua stanza, non vuole vedere neanche suo figlio. Ilaria ora non ha più soldi e vive con poche lire che le vengono dalle poche traduzioni dal francese, Stella insieme allo svizzero ora si guadagna da vivere cucinando, e certi debiti dello scrittore ora vengono pagati dalla sua ex moglie. Marco ha perso i capelli ma ha una macchina lussuosa anche se di seconda mano. Lo scrittore è depresso in seguito alla separazione dalla giovane interprete. E scopriamo che la giovane interprete ha lasciato lo scrittore proprio per mettersi con Marco, incontrato casualmente e dopo aver fatto con lui un figlio è morta in un incidente stradale.
Questa volta lo scrittore desidera essere intervistato, anche se il gionalista ha cambiato mestiere:


STELLA  Vuole che tu venga di sopra. Si è pettinato e si è lavato la faccia. Si è perfino cambiato la camicia. Figurati che sono anni che non vuole parlare con nessuno. E del resto ormai sono anni che nessuno è più venuto a chiedere di vederlo. Quanti anni saranno, Ilaria? Te lo ricordi?
ILARIA  No, non me lo ricordo. Ma sono molto contenta. Va molto bene.
MARCO  Va molto bene cosa?
ILARIA  Bevi quel caffè. Sbrigati. Sali di sopra, nella stanza di Gianni. Al piano di sopra, a destra nel corridoio. Hai detto che saresti felice di potergli stringere la mano
MARCO  Di stringergli la mano, sì. Un minuto. Però di intervistarlo ora non me la sento. Io non sono più un giornalista. Non collaboro più a nessuna rivista, a nessun giornale.  Il mio nome nessuno se lo ricorda, nelle redazioni dei giornali. Faccio un'altra cosa. Faccio lo sceneggiatore di film.
ILARIA  Non importa proprio niente.
MARCO  Non importa? come non importa? Se dico che non me la sento. Non ho pronte le domande. Non sono preparato.
ILARIA  Hai un registratore?
MARCO  Qui? no.
ILARIA  Nella tua Volvo, non hai un registratore?
MARCO  No. Perché dovrei viaggiare con un registratore? Ne ho uno a casa mia a Roma.
ILARIA  Non importa. Stella ha un registratore. E' piccolo, ma funziona abbastanza. Ce l'ha in camera sua. Ora andrà a prenderlo. Tu ti metterai seduto accanto a Gianni, seduto lì tranquillo, col registratore sul tavolino, e gli farai delle domande, tutte quelle domande che fanno di solito i giornalisti. Sulla sua opera, su tutta la sua attività pubblica. Non ne hai nessuna voglia, lo vedo. Sei diventato pallido. Sei anche un pò spaventato. Non lo sapevi che le cose succedono sempre quando non le vogliamo più? Tu ora devi comportarti come se il tempo non fosse passato. Come se tu fossi quello che eri, un giornalista, e come se lui fosse quello che era, quando non dormiva mai, scriveva tutta la notte i suoi libri, e lo chiamavano all'alba e saliva in macchina e schizzava da una città all'altra. Quando parlava alla gente, in piedi, su quei palchi. Quando alzava in aria le sue belle mani bianche. Balbettava? Balbettava, sì, ma non importa. La gente lo ascoltava incantata, applaudivano, c'era un mare di applausi. Questa intervista la darai al giornale che vuoi. Al giornale, alla rivista che la accetterà. Ti arrangerai. Magari farai una rivista o un giornale apposta, un numero unico. Non importa. Così la gente lo ricorderà, Gianni Tiraboschi. Il famoso Gianni Tiraboschi. Uno dei meglio uomini che abbia avuto l'Italia.



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