martedì 19 febbraio 2013

Noi come il vino

P.S. Krøyer, Vinstue i Ravello, 1890 (Vineria-osteria a Ravello).
Foto: Skagens Museum















Ho sempre trovato i nomi dei vini poetici. Il modo tradizionale di bere in Italia e forse in tutto il sud dell'Europa è quello di bere soprattutto durante i pasti "il proprio vino", o nel senso che viene dalla propria terra o nel senso che viene dalle terre della zona, del paese, della provincia. Se viene da oltre è già esotico, bizzarro, non vale niente.
In realtà ogni vino è unico. Ogni vitigno è un mondo a sé, cresce in un determinato terreno e con un determinato clima. Poi il frutto va trattato in un modo o in un altro e quando arriva, elaborato, nel bicchiere, con il suo colore e il suo profumo, è ancora in movimento, perché il sapore dipenderà da quante ore è a contatto con l'aria, da cosa la persona che lo sta bevendo ha appena masticato e tanto altro.
Un insieme sfuggente di elementi che rendono IL VINO quasi magico (stupefacente in tutti i sensi!).
Il bicchiere di vino, in solitudine o in compagnia, è un'esperienza legata al momento, all'adesso.
Nel senso che lo stesso vino, dalla stessa bottiglia, durante lo stesso brindisi è amaro in una bocca e morbido e dolciastro in un'altra bocca.  Dunque il bicchiere di vino è anche una faccenda personalissima, privata, intima. IL VINO è sfuggente a definitive classificazioni.
Come le persone.

Ci sono migliaia di vitigni in Italia e figurarsi nel mondo, soprattutto nel Vecchio Mondo. Alcuni vitigni sono conosciuti solo in una zona limitata, sono appunto autoctoni, pochi chili di uva e pochi litri di vino all'anno.
A volte restano sconosciuti a tutti quelli che non sono mai passati di lì!
I vini e i vitigni sono come l'umanità, dalle infinite variazioni. Noi siamo diversi a seconda del terreno e del clima in cui nasciamo e della mano che ci cresce e dell'ambiente che ci forma. Gli esseri umani sono unici e originali sempre, irripetibili ad ogni stagione ma tutti somiglianti.
Simili e differenti allo stesso tempo. Così sono anche gli animali e le piante. La natura e l'universo hanno la diversità inclusa nei loro codici d'origine, la diversità è il valore che fa la la differenza, distingue, impreziosisce.
Chi è meglio di chi? Nessuno.

Tornando ai vini, chi è più prezioso? Certo il Barolo, caro e dell'annata giusta, sul mercato è più prezioso dell'anonimo verdicchio nella bottiglia sulla tavola quotidiana, ma se quel verdicchio anonimo è stato coltivato dalle mani di mio padre, imbottigliato dai miei fratelli e messo sulla tavola da mia madre... per me è più prezioso del Barolo d'annata! Forse.
Ma se sono 30 anni che bevo lo stesso vino aspro fatto dalla mia famiglia e non ho mia assaggiato un sorso di Barolo di media qualità, allora sono una provinciale! Forse.

Torniamo al vino. In ordine NON alfabetico, un accenno alla poesia dei nomi (e conseguente personalità) di alcuni vini italiani (spesso i vini hanno lo stesso nome del vitigno, altre volte devono il nome al terreno, alla collina, al podere in cui le vite sono cresciute; a volte le uve vengono da vitigni che, di origine, italiani non sono):
Nebbiolo, Barbera, Trebbiano, Montepulciano, Bonarda, Verdicchio, Sangiovese, Malvasia, Primitivo, Negroamaro, Grechetto, Cortese, Zibibbo, Dolcetto, Falanghina, Inzolia, Lagrein, Brachetto, Vermentino, Marzemino, Canaiolo, Monica, Fumin, Cataratto, Barolo Amarone, Rosso ConeroRibolla, Prosecco, Verduzzo, Schioppettino, Rondinella, Nuragus, Terrano, Sassicaia, Sagrantino, Lacrima di Morro, Fogarina, Chianti, Vespolina, Falerio, Greco di Tufo e tanti, tanti altri.




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