mercoledì 3 aprile 2013

Foglie rosse di sommaco

ibiscoseditricerisolo.it





















VERA VERK
di Fulvio Tomizza
Ibiskos Editrice - 2006


Dramma in tre tempi. Tragedia carsica, rusticana e corale. Paesaggio dell'anima. Istria.
Siamo nel 1930, le campagne si spopolano perché i contadini scelgono la fabbrica, le tradizioni che si stanno sfaldando esprimono la loro ultima durezza.
I fatti sono accaduti venti anni prima e il finale accadrà fuori scena. Sulla scena ci sono i dubbi , i timori, i ricordi. Vera (una donna sposata ad un uomo anziano, che era stata autrice di un insolito crimine nei confronti di un giovane uomo dalla mente infantile, e che a sua volta era stata vittima di crimini forse meno insoliti ma pur sempre pesanti, sia prima che dopo l'avvenimento che l'aveva costretta a fuggire lasciando sua figlia ai compaesani furiosi, pronti a lapidarla), ritorna in paese il giorno del matrimonio di Rosa, sua figlia, per impedirlo, perché gli sposi che si credono cugini sono in realtà anche fratelli.
Per impedire il matrimonio è costretta a farsi riconoscere, rischiando una seconda lapidazione, e a denunciare l'abuso subito a suo tempo da suo cognato. Infine riesce a far annullare le nozze gettandosi nel pozzo. Sua figlia scompare dal paese così come lei aveva fatto decenni prima.

Il dramma è andato in scena la prima volta nel gennaio del 1960 a Trieste, nell'ambito di un progetto del Teatro Verdi in cui si voleva valorizzare l'opera degli autori giuliani nella drammmaturgia nazionale.
(E venne proposto anche il lavoro di Svevo che contemporaneo non era ma a livello nazionale era del tutto inedito e sconosciuto).
Tra gli attori c'era Paola Borboni nel ruolo della nonna, la matriarca.

Di Vera Verk non esiste un manoscritto, ma solo due testimoni: un copione dattiloscritto usato nel 1963 al Teatro stabile "Città di Trieste" divenuto Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia nel 1965, e la pubblicazione sul periodico "Sipario" n. 207  anch'essa del 1963.  I due testimoni differiscono tra loro in più parti.


ROSA    Ogni pianta si abbatte sulla propria radice, ogni seme torna alla terra. Fossi come te, un guscio di cicala in cui ormai sibila il vento... Ma si ha da compiere la propria strada, sentire via via  le ali seccarsi sulle spalle come foglie basse sul tronco. Madre infelice e figlia infelice, divenuta donna in un grido. Date anche a me uno scialle nero, che i capelli incanutiscano presto. Il petto già mi si affloscia, le gambe si fanno di cera. Di proprio restano le origini, che è destino un giorno ritrovare. Davanti mi si è aperta una strada; ad ogni passo il piede ricalca un'orma esatta. (Esce dopo aver preso l'involto dal muro)

II DONNA    Che tu possa vedere solo cose belle, ragazza. Gerani, oleandri, le corniole rosse sui muri bianchi.

I DONNA    Non ricordarti di noi, ragazza, se non quando sarai vecchia e avrai cuore per perdonare. (Rosa è uscita)





---------------------------------------------------------------------

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.