venerdì 23 agosto 2013

La nona tentazione di Valduga

Foto di Gianna Omenetto: Pareti


















Da LA TENTAZIONE
di Patrizia Valduga
Crocetti Editore - 1985


IX

Di te vorrei lagnarmi, anima furba,
che non ti doni e mi guadagni in dono
e il mormorio del cuore non ti turba,

né che solo per te vengo e sragiono.
E tu sul capo mio giochi alla sorte,
ti bacio i piedi e tu ti metti in trono.

Del tuo cuore non so aprire le porte,
altro non ho di mio che il tempo d'ieri;
ma se ogni mutamento è qualche morte

vestitevi di bianco o miei pensieri,
tornate ombre assenti del passato
sulle ali aperte, a passi leggeri:

poi che di me non ti contenti, ingrato,
e che morta per te e sepolta sia,
ti vedrai così amato amato amato

in gran silenzio, in gran malinconia.
La natura finisce, il mondo cade,
e finirà la vita, tua e mia;

pure quel mormorio come persuade,
come sembra additare di lontano
ad un incrocio delle nostre strade...

Io che la vita spendo e spando invano,
che i precipizi ancora ho per trofei,
vorrei che mi prendessi per la mano

e inerme e vinto anche ti vorrei.
Ma come disarmarti anima cara?
Salti e scappi e t'imboschi ai cenni miei;

che disgrazia per me, che sorte avara,
mi stravolge la mente per asprezza
il sole dei tuoi occhi, e la rischiara.

Gloria mia, mio tesoro e tenerezza,
io sto qui, alla lenza del tuo cuore
che non abbocca, la lenza mi spezza,

poi va pensoso di chissà che amore.
Lo sento che mi chiami scema e stolta
e sudo e tremo in gran rossore...

Oh quante volte, ed anche questa volta,
sia vuoto o colmo il sacco delle pene,
la voglia che mi viene poca o molta,

la macina delle cose terrene
prema alla notte o prema sull'aurora,
ho sborsato da tutte le mie vene

sangue a chi sangue odia e le ombre adora!
Vedi la mia miseria: è un chiaro giorno.
Che posso o devo o vuoi che provi ancora?

Se, staffetta del falso, fai ritorno,
non è che il giorno cessi di morire...
Al buio mi sorvegli e ruoti intorno,

giri e giri... che diavolo vuol dire?
Non ne sai nulla, di nulla t'importa,
e mi avvolgi di tutte le tue spire.

In nome di Dio, apri quella porta!
la notte fissa in me il suo occhio nero;
apri per tempo, la mia vita è corta,

è un vomito d'inferno il mio pensiero
e l'anima mi giace pietra al fondo
e invischia di spropositi ogni vero.

Se butto un occhio lì fuori nel mondo,
se il cuore mal suo grado intorno mando,
di niente vengo a capo, mi confondo,

perché mi cacci indietro minacciando
nella botola buia di punita...
fino a quando, diamine, fino a quando?

che vita vuoi che sia questa mia vita?
vedi il mio male: è male di paura,
e la stessa paura a te mi avvita.

In questa insensata sepoltura
io potrei, per sfogarmi, ricordare
qualche tua miserabile avventura

che chiami l'amore supplementare.
Anch'io ne ho amati molti, ma non molto,
come in sogno chi non si sa svegliare;

tutto ho dato, lo giuro, e niente ho tolto.
Quanti silenzi sotto quella luna!
quanto dolore al mio piacere avvolto

rotola ai labirinti di fortuna,
e rotola il piacere sul suo perno...
Quanti dolori il ricordo raduna,

mi scarica sul capo dall'inferno,
mi fa vegliar la notte intera intera
quasi fosse non so che patto eterno.

Come, come vorrei, anima fiera,
stringerti bene con le cosce ai fianchi
stringerti con le cosce questa sera

fin che la luna cali e il cielo imbianchi,
ben secondare l'onda dei tuoi salti,
farti saltare suoi tuoi lombi stanchi!

Siano queste le vie, gli ultimi assalti,
sotto il tuo cielo tinto di sereno,
che del mio nero anche lui si smalti,

che tu ingentilisca, amore, almeno...
Ma basta, io son qui sola come un cane,
mi è corso in ogni vena il tuo veleno;

ruota nel mare delle cose umane
tu che mi vinci, nuota ai morsi e al gelo
di anime mal piene e poche e nane.

Sotto il mio minimo umile cielo
come un sogno sognato dentro un sogno
ora la faccia mi copro di un velo

perché di molte cose mi vergogno.




-------------------------------------------------------------------------------------

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.