sabato 10 agosto 2013

L'altro sé stesso.

Joseph Conrad (1857-1924).
Cartolina in
deathdyininggriefandmourning.com























IL COMPAGNO SEGRETO
di Joseph Conrad
Traduzione e introduzione
di Dacia Maraini
Rizzoli - 1996

Dall'introduzione: "Ho sempre pensato che tradurre vuol dire mettere il naso nei segreti di cucina di uno scrittore. Niente rimane sconosciuto dell'arte della composizione in quella pratica del tagliare e cucire, dell'aprire e chiudere, del sezionare e del riunire che è la traduzione. Spesso si tratta di una attività frustrante, che richiede spirito di abnegazione, tanta pazienza e uno stato di innamoramento solitario. Escludo che si possa tradurre fuori dall'incantesimo dell'amore. Certo c'è chi lo fa tutti i giorni, meccanicamente, ma l'aridità di una traduzione non amata traspare sempre, per quanto la si camuffi."

Joseph Conrad (Teodor Jòzef Konrad Korzeniowski) era di origine polacca e dopo il polacco usò a lungo il francese e infine adottò l'inglese con quei risultati che sappiamo. Quando racconta di navi e di avventure di mare sa di cosa sta parlando perché lui stesso è stato marinaio, capitano di lungo corso, prima nella marina francese e poi in quella britannica.
Ma la nave ognuno di noi la vive ogni giorno. Ogni giorno salpiamo!

Anche in questo breve romanzo l'uomo, il comandante, è solo contro un mare che stranamente non è in tempesta ma vitreo e piatto, è solo anche contro il resto dell'equipaggio che dipende dai suoi ordini, lo critica, lo giudica ma gli obbedisce. Questa volta, in questa nave il giovane capitano raccoglie in mare un giovane uomo, un naufrago che sta scappando dalla punizione di un delitto commesso in un'altra nave. Accade di notte senza testimoni.
Lo sconosciuto si rivela un essere simile a lui, nel fisico e nella mentalità. Si capiscono anche senza parole. Il capitano lo nasconderà e infine lo "accompagnerà" su un'isola in cui "salvarsi".
E' l'incontro con noi stessi, con la parte oscura di noi, quella perseguitata, quella che sbaglia quasi con innocenza e che pure deve difendersi per sopravvivere.

Il brano: La sua faccia era magra e l'abbronzatura sbiadita, come se fosse stato malato. E non c'era da stupirsi. Era stato, come ho saputo dopo, tenuto agli arresti nella sua cabina per quasi sette settimane. Ma né nei suoi occhi, né nella sua espressione c'era qualcosa di malato. Non mi assomigliava affatto in realtà: eppure chini come stavamo sul mio letto, parlando sottovoce, l'uno di fianco all'altro, le teste scure accostate e le schiene alla porta, chiunque fosse stato abbastanza temerario da aprirla di sorpresa, sarebbe stato colpito dalla visione straordinaria di un doppio capitano intento a parlare per sussurri con l'altro sé stesso.

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.