sabato 21 dicembre 2013

Unter Tränen fragend

En Stakkel (Un poveraccio), di Grethe Nielsen



















Da
UN DISINVOLTO MONDO
DI CRIMINALI
di Peter Handke
Einaudi 2002


Annotazioni di due brevi soggiorni nella Iugoslavia, ovvero in Serbia, nella primavera del 1999, durante la guerra del Kosovo.

"Poi sullo schermo quello che nell'uso linguistico occidentale viene chiamato dappertutto 'propaganda': soldati, ai quali si alternano danzatori folkloristici; fiumi, montagne, pianure, ciminiere, barche, e insieme il canto patriottico iugoslavo, sempre uguale, quasi dolce, ripetuto almeno ogni ora, per tutti i giorni seguenti. E allora per la prima volta ho pensato che esiste un genere di 'propaganda' che non ha niente di artificioso o di voluto, anzi può essere addirittura qualcosa di naturale, percepibile come 'propaganda' solo in virtù dell'essere diffuso, dell'essere propagato."

"Come se - triste illuminazione - discendessimo non dalle scimmie, ma dai cani tenuti alla catena."

"[...] gli edifici di culto, le moschee e le chiese cattoliche, 'dovevano' essere distrutti perché le comunità religiose, e le collettività anzitutto, perdessero di colpo il loro 'centro'- e senza un centro, vero o no?, questo non è più il vostro paese, qui non avete lasciato più niente, andatevene! Anche l'uccisione di questo o quel sacerdote (secondo le affermazioni del vescovo circa 6) non sarebbe stata una vendetta tardiva per alcuni innegabili misfatti compiuti da preti (o monaci) fiancheggiatori degli ustascia nella 2a guerra mondiale, ma sarebbe piuttosto un prodotto di questa 'logica' mostruosa e al tempo stesso astratta, non più controllabile da nessuno col passare degli anni."

"La vecchia partigiana, quasi calva dopo una cura anticancro, quasi cieca (le lenti così spesse che gli occhi appaiono lontani, come un oggetto all'orizzonte su un'immagine dietro il vetro), nel suo appartamento da vedova non poi tanto piccolo di una via secondaria. Neanche una parola sulla guerra odierna; in compenso, rimboccandosi la manica, mostra la sua ferita d'arma da fuoco della 2a guerra mondiale, lei, come tante partigiane (partisanke), è stata tra l'altro anche infermiera nei boschi e sulle montagne: una parte del braccio che sembra divorata dalla pallottola del terzo Reich, una cicatrice come ci si immagina sia quella lasciata dal morso di uno squalo... come se a suo tempo la munizione fosse stata inserita, se non per uccidere, almeno per divorare la carne."

"Poi anche a Kruševac di nuovo a ispezionare le distruzioni e a rendere doverosa testimonianza. Qui resta impresso con particolare persistenza, accanto agli altri ponti abbattuti, quello steso come per un colpo di karatè e sprofondato nella larga corrente della Zapadna Morava ('Morava Occidentale'), che sta portando la sua piena primaverile: le passerelle pedonali, incurvate e distorte come una montagna russa, per il momento sono ancora transitabili, certo con la soletta in parte già nell'acqua vorticosa, e attualmente costituiscono l'ultimo passaggio tra due quartieri della città: gli autobus locali si fermano a intervalli davanti a un terrapieno di macerie e le masse di pendolari si adattano a transitare sul ponte semimorto uno dietro l'altro come in un'era primitiva e in una giungla, con i loro acquisti e le loro carabattole... anche qui di nuovo quella enorme o sinistra pazienza; lo strazio di una simile pazienza."

"....Il cielo bugiardamente pacifico di nuovo in Francia... come se soltanto il cielo minaccioso (Iugoslavia) fosse un vero cielo... Ritorno? Vivere come in un disinvolto mondo di criminali. [...]. Uomini di buona volontà, dove siete? Si presentano quasi unicamente quelli di cattiva volontà, con le loro massime morali preconfezionate. [...]. La guerra contro la Iugoslavia: condotta non solo con bombe dirompenti e missili, ma anzitutto con 'contesto' e 'idea'. L'epoca dell'informazione è finita."





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