mercoledì 2 luglio 2014

Sette di Salvatore Toma

Roses (2) di Massimo Gardone
























Dal Canzoniere della morte di Salvatore Toma
a cura di Maria Corti
Einaudi


1-

Vento leggero che parli
con voce di foglie
che apri i germogli
e li fai trepidare
nella primavera.
Vento che asciughi
i panni, bianchi
come visi di bambini,
e a volte con dolcezza
il sudore della fronte,
fa' che la mia morte
sia liscia, serena
come il tuo respiro.

  (Quad. XVIII,14)

2-

Che cosa ti accade
anima nera come pece
e a volte leggera
sotto forma di farfalla,
che cosa ti sorprende
ti supera ti vince
all'imbrunire?
Cogli l'attimo
anima nera
conta i secondi
cerca di capire
l'attimo in cui scatta
la tua metamorfosi
esattamente.

  (Quad. XV, 45)

3-

Che cosa ti accade,
bruco nero,
quando prendi forma di leggera farfalla,
che cosa ti sorprende,
ti supera, ti vince?
Cogli l'attimo,
bruco nero,
l'attimo in cui scatta
la tua metamorfosi, esattamente.

 (Quad. XVIII, 45 - Bestiario salentino del XX secolo)


4-

Toma,
se vuoi continuare a scrivere
devi smettere di bere.
Cari amici,
io devo fare molto di più
per smettere di bere:
devo smettere di scrivere.

  (Quad. XV, 47) 


5-

E adesso
voglio dirvi
cosa penso io della fine del mondo.
Non ci sarà nessuna apocalisse
nessuana catastrofe colossale
né un dio decantato
seduto a un bivio
che con un cenno studiato della mano
sotto lingue di fuoco
e voragini indicibili
manda a destra e a sinistra
ora i buoni ora i cattivi
come una macchina industriale.
Ma la terra si trasformerà
in un prato verde fiorito
infinito e gioioso
pieno di porci agnelli
cavalli conigli
vacche anatre galli...
e tanti altri animali
che per infiniti secoli
abbiamo violentato ucciso
mangiato e fatto a pezzi.
Essi sono là
che ci aspettano...

(Bestiario salentino del XX secolo)

6-

Le lunghe strade fuorvianti
ondulate strette infinite
leggere polverose
che non portano a niente
in compagnia di rovi
e di abissale silenzio
le lunghe strade con cielo giallo
sciate ogni tanto
da qualche volo d'uccello
anonimo lineare senza canto
con a bordo brandelli di periferia
ecco che il vecchio  matto
le cammina ogni sera
con piene di cuori di legno
le solite bisacce
in agghiacciante
compagnia del rimorso
i pensieri a boomerang
il passo lento.

(I sogni della sera)

7-

Mi vien da ridere
perché in fondo ci godo.
Il mio cuore (chiamiamolo
così questo effervescente ascoltare)
impazzisce. Non c'è niente da fare.
Al lusso allo star bene si mesce
la più desolante povertà
il paese è come la città
non ci resta che la mente
il sogno proibito
il blaterare placido
e corretto della sopravvivenza.

(I sogni della sera)



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