sabato 5 luglio 2014

Timbrato Napoli














LA DOPPIA VITA DEI NUMERI
di Erri De Luca

Feltrinelli - 2012

La notte di capodanno di un fratello e una sorella, due persone mature, a Napoli, a casa di lei.
Sullo sfondo i fuochi d'artificio.
Al momento della tombola si uniscono a loro i fantasmi dei genitori dall'aspetto giovane
e dell'ultima donna di servizio (ladruncola) della padrona di casa.

Scrive l'autore nella presentazione:
"Dialogo succede tra uno scoglio e le ali che ci fanno il nido, tra il seme e la terra, tra le nuvole e il vento, tra le onde e una barca in avaria, dialogo è lo stacco di  una foglia in autunno fino all'ultima oscillazione e alla sua resa al volo. Dialogo non è un interrogatorio.
Monologo è quello del fuoco nel camino, che borbotta, sputa, scricchiola, soffia e fa una ninnananna, una preghiera, un'arringa di avvocato difensore.
Coro è il mercato, non il grande magazzino dove il cliente è incolonnato e muto con il suo carrello, ma quello all'aperto dove si grida il vanto della merce e si contratta il prezzo."


PARTE SECONDA

[...]
LEI  Non facciamo nessuna festa, passiamo la serata a chiacchierare fino a mezzanotte. La festa la fa la città.  Resterà fuori dalla finestra. Tu mi tieni compagnia per quella sera. Cucino pasta al sugo alla genovese. A proposito, lo sai perché si chiama così? Genova non c'entra niente.
LUI  No. C'è una spiegazione? Il cuoco si chiamava così?
LEI  No, genovese è una deformazione napoletana di genevoise, "di Ginevra". Un cuoco svizzero che lavorava presso una grande famiglia dimenticò il soffritto di cipolle sul fornello a fuoco basso. Dopo ore era diventato scuro e denso con quel sapore sublime.
LUI  Una buona spiegazione. Napoli ha avuto nel 1800 gli svizzeri venuti a lavorare, pasticcieri, cuochi, cioccolatai. Emigravano a Napoli, gli svizzeri. Già questo basta a dire che città era allora.
LEI  E' la tua città. Tu sei timbrato Napoli, come la mia finestra. La tieni scritta in faccia la provenienza. Rughe napoletane, mani che fanno mosse napoletane, pure quando stai zitto, fai un silenzio napoletano. Te la porti tatuata addosso la città.
LUI  Si vede che sono così napoletano da non aver bisogno di abitarci. Ci vengo volentieri ma non posso usare il verbo tornare. Il posto da dove mi sono staccato a diciott'anni non c'è più.
[...]





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