martedì 9 settembre 2014

Afleggjarinn

Da una pagina del kristeligt-dagblad.dk. Didascalia in danese:
Auður Ava Ólafsdóttir si è convertita al cattolicesimo
alcuni anni fa e si è scelta il nome Ava
ispirandosi ad una santa cieca. Foto di Leif Tuxen.




















ROSA CANDIDA
di Auður Ava Ólafsdóttir

Traduzione di Stefano Rosatti 
Einaudi - 2012

Tanto facile è stato per me leggere questo romanzo tanto difficile mi è spiegare perché mi è piaciuto.
Perchè sembra misurare la vita attimo per attimo?
Un chilometro di strada alla volta, un metro di giardino alla volta, un giorno, un pasto alla volta?
Lobbi, il personaggio principale, l'io narrante, un giovane disorientato, cultore di rose, padre per caso, solo e solitario decide di occuparsi del roseto più vecchio del mondo, in un convento tra le nuvole, in cima a una roccia, chilometri e chilometri lontano da casa.
Il viaggio verso il famoso roseto e lavorarlo, si rivelerà essere anche il modo per occuparsi della propria vita (anima e corpo), della sua bambina e della donna con la quale l'ha concepita. Sullo sfondo il padre anziano e ottimista, la madre scomparsa improvvisamente e di recente, il fratello gemello bello come un attore e autistico.
La madre di sua figlia è una ragazzona intelligente che deve ancora finire di studiare e che diventa donna davanti ai suoi occhi. Sua figlia, minuscola e delicata, sembra già così sapiente ed è così speciale.
Coincidenze, piccoli miracoli, forza positiva che spinge avanti. Lobbi, lo spilungone dai capelli rossi, nel corso del romanzo cerca e trova quanto gli serve per vivere ma porta con sé anche tre talee di una rara rosa da trapiantare.


"Il paesino sorge sulle pendici di un colle roccioso. Sulla cima si staglia la sagoma del monastero. Anche se sembra impossibile, il giardino, citato in ogni manuale di botanica e famoso fin dal Medioevo soprattutto per il suo roseto, si trova lassù.
Un velo di bruma gialla fende in orizzontale l'edificio che pare sospeso in aria. Le strade, talmente strette che si riesce a malapena a scorgere il cielo, sono ripidissime, quasi verticali: proseguire in macchina potrebbe essere rischioso. Prendo quindi il mio zaino e le rose e mi avvio a piedi su per la salita. E' in circostanze come questa che si apprezzano i vantaggi del bagaglio leggero. le case sono di tanti colori, è straordinario. Mi basta percorrere pochi chilometri per rendermi conto che sono nella patria delle tinte preferite da mio fratello: le facciate si offrono ai miei occhi vestite di camicie rosa, cravatte verde menta, maglioni viola, gilet marroni a rombi gialli... i vasi ornamentali di ortensie e di dalie sono disposti lungo la strada che porta alla vetta, dove c'è l'unica via in piano. Ed è proprio in fondo al passaggio, in quel varco di luce blu, che troneggia l'antica chiesa, accanto alla pensione del monastero, il luogo in cui mi devo presentare."


Link: lastampa.it 





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