lunedì 13 ottobre 2014

Tre titoli e un paio di precisazioni


Non è mai troppo tardi per chiarire

Il 22 marzo 2014
sul quotidiano Il Piccolo (di Trieste)
è stata pubblicata la recensione
e l'invito alla presentazione
della mia seconda raccolta poetica
intitolata STANZE D'ALBERGO.
La recensione è firmata Mary Barbara Tolusso, che ringrazio, ma poiché ha fatto confusione tra il titolo del mio primo romanzo e quello della mia prima raccolta di poesie, e poiché la recensione continua a vivere online nell'archivio del Piccolo ritengo sia utile avvisare i miei pochi lettori che QUANDO L'AMORE NON BASTA è il titolo del mio primo romanzo uscito nel 2008 (Gingko Edizioni),
invece la prima raccolta di poesie si intitola TRA LE DITA (Franco Puzzo Editore - 2012).

Ecco la recensione di Tolusso:

Angela Siciliano, gli amori sono stanze d'albergo

Si intitolava "Quando l'amore non basta" la precedente raccolta poetica di Angela Siciliano, un libro che già dal titolo sottendeva come il sentimento non sia davvero autonomo, ci siano cioè delle interferenze, degli ostacoli esterni, soprattutto quando non rientra in una sorta di "regolarità" di genere. La dimensione dell'omosessualità è accolta anche in quest'ultima silloge, "Stanze d'albergo" (Franco Puzzo Editore) che sarà presentato domani allo storico Caffè San Marco, alle 11, da Gabriella Musetti. A differenza del precedente libro la poetica dell'autrice alza il mirino, supera i codici di genere all'interno della diffidenza sociale, per sviluppare un discorso più dinamico, completo. Si parla d'amore, appunto, che sia gay o non gay ha una relativa importanza. Ciò che conta sono i movimenti e gli scarti che si vivono in ogni relazione, la possibilità di un cambiamento, di un compromesso, di ciò che siamo o no disposti a fare per raggiungere l'altro. Siciliano abbandona certe trame più elegiache per adottare una tecnica molto più realista e incisiva. Lo fa dando al verso una cadenza prosastica, senza dimenticare il ritmo. E soprattutto riesce a dominare la lingua all'interno di un quadro colloquiale, operazione che ha i suoi padri in poeti come Raboni e Giudici, tra gli unici autori in versi, forse, che siano riusciti in Italia a coniugare realismo e lirismo. Quelli di "Stanze d'albergo" sono quadri famigliari, di intimismo collettivo, dotati anche di autoironia o di una messa allo specchio che concede poche repliche alla consolazione patinata. Soprattutto sorprende l'ultima parte – che forse meritava essere la prima – la sezione intitolata "Trama e ordito". La serie di poesie che vi sono accolte aumentano il passo del respiro, spostano il baricentro del sentimento a una dimensione più totalizzante, non temono certa "crudeltà" dei fatti. Le relazioni sono sempre al centro dell'attenzione, che siano amorose, parentali o amicali, ma c'è uno scarto in più, previsto proprio dall'oggettività dello sguardo. Tanto che una poesia come "Sei sceso dall'auto" ricorda "La stanza del suicida" di Wislawa Szymborska. E anche in altri testi, sopra tutti "Mio zio dissotterra patate", ritroviamo l'abilità "fredda" della poetessa polacca nell'incidere con verticalità la vita (e la morte) affidandoci all'ordinario, al basso, agli oggetti e alle situazioni più lineari, meno sorprendenti. In fondo è del poeta la possibilità di indicare il nuovo nel vecchio: si chiama capacità di evocazione. È sempre necessario avere una buona dose di caos dentro di sé per partorire una stella danzante, sosteneva Nietzsche. Per la poesia talvolta basta una buona dose di meraviglia. Mary B. Tolusso

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LINK di "approfondimento": Con un pò d'ironia Quando i titoli non bastano, e con un pizzico di serietà in più Tra le dita. Aggiungo un link relativo alla recensione di Stanze d'albergo di Luca Benassi su NOI DONNE, in questo caso precisando che in realtà NON ho "attraversato l'Europa" ho soltanto frequentato e/o frequento ancora quei due, tre paesi europei. Infine nel caso fosse sfuggito all'inizio del post : "Stanze d'albergo" nell'archivio del Piccolo.


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