martedì 24 febbraio 2015

Trasportando concetti

Paesaggio invernale -1950, di Giovanni Colacicchi. giovannicolacicchi.com





















Trasportando concetti, suoni e segni da una lingua all'altra, 
da una sensibilità all'altra,
e in realtà anche da una cultura all'altra (anche nel senso di cultura personale),
metto a confronto Emily Dickinson, Eugenio Montale, 
Margherita Guidacci e Guido Errante.


Comincio dal testo originale
che è di Emily Dickinson:


There came a Wind like a Bugle -
It quivered through the Grass
And a Green Chill upon the Heat
So ominous did pass
We barred the Windows and the Doors
As from an Emerald Ghost -
The Doom's electric Moccassin
That very instant passed -
On a strange Mob of panting Trees
And Fences fled away
And Rivers where the Houses ran
Those looked that lived - that Day -
The Bell within  the steeple wild
the flying tidings told -
How much can come
And much can go,
And yet abide the Word!


e passo alla traduzione di Eugenio Montale che dà alla poesia anche un titolo (circa 1948: da Quaderno di traduzioni. Io l'ho trovata nella collana dedicata ai Nobel, della Utet):

Tempesta

Con un suono di corno
il vento arrivò, scosse l'erba;
un verde brivido diaccio
così sinistro passò nel caldo
che sbarrammo le porte e le finestre
quasi entrasse uno spettro di smeraldo:
e fu certo l'elettrico
segnale del Giudizio.
Una bizzarra turba di ansimanti
alberi, siepi alla deriva
e case in fuga nei fiumi
è ciò che videro i vivi.
Tocchi del campanile desolato
mulinavano le ultime nuove.
Quanto può giungere,
quanto può andarsene,
in un mondo che non si muove!



Versione di Guido Errante (circa 1975, prima Guanda Editore, poi 1978 Bompiani):

Irruppe il vento come suon di buccina -
Mise fremiti  nell'erba -
Pel caldo corse un brivido
Così sinistro e verde, che sbarrammo
Le porte e le finestre, quasi contro
Uno spettro di smeraldo -
In elettrico guizzo, a quell'istante,
Passò la mala sorte.
Strane turbe di alberi ansimanti
Siepi travolte
Fiumi dove scappavano le case -
Videro allora i vivi.
Le campane sgomente dalle guglie
Dissero nuove rapide -
Quante mai cose possono venire
E quante andare,
Mentre continua il mondo!



Versione di Margherita Guidacci ( 1979, Rizzoli editore):


Il vento venne come un suono di bùccina:
Vibrò nell'erba
Ed un brivido verde nell'arsura
Passò così sinistro
Che noi sprangammo ogni finestra e porta
Fuggendo quello spettro di smeraldo.
L'elettrico serpente del Giudizio
Guizzò allo stesso istante.
Strana folla di alberi affannati
E di steccati in fuga
E fiumi in cui correvano le case
Videro allora i vivi.
Dalla torre, impazzita la campana
Turbinava per un veloce annunzio.
Quante mai cose possono venire
E quante andare
Senza che il mondo finisca!




Per altre interessanti comparazioni di traduzioni,
vedi anche il post Frammenti di immagini
e quello intitolato Ligefrem


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