giovedì 12 marzo 2015

How We Survived Communism and Even Laughed





















Come siamo sopravvissute al comunismo
riuscendo persino a ridere
di
Slavenka Draculić

Traduzione di Alessandra Calanchi
Il Saggiatore - 1994

Questa lettura arriva dopo aver letto l'inserto "Flirtare con uno sconosciuto" nell'ultimo Leggere Donna, un testo che originariamente è stato pubblicato su "Eurozine" alla fine di gennaio 2014.  
In quel testo Slavenka Draculić  analizza l'occultamento dell'invecchiamento in generale, delle donne in particolare, nel mondo occidentale principalmente.
Non si scrivono molti libri sull'argomento, lo si evita in tutte le maniere e si inventano prodotti per nascondere le tracce del tempo sul corpo delle donne. Magari si scrive di una malattia mortale ma non del semplice invecchiare, della decadenza implicita. "L'ideologia dominante dell'eterna giovinezza" lo impedisce.
Il flirtare con lo sconosciuto del titolo allude ai tipici suggerimenti che si trovano in certi libri rivolti alle donne che stanno invecchiando: dal farsi il viaggio da sempre desiderato all'amoreggiare con uno sconosciuto.
Il suo articolo finisce così:
"Mi sembra che in fondo le scrittrici raccontino l'invecchiamento femminile, ma sotto forma di saggistica, nascondendolo dietro malattie 'moderne' (demenza, Alzheimer). Per trovare libri simili ho dovuto cambiare la parola nel motore di ricerca, sostituendo vecchio con Alzeimer.
Questo mi ha dato accesso a un mondo di sofferenza e decadimento, di immensa deprivazione e solitudine nella quale non c'è nessun flirt con uno sconosciuto, a meno che lo sconosciuto non sia la persona nello specchio del bagno."
Link: Flirting with a stranger


Mi sono incuriosita e ho voluto leggere altro di suo. Così sono arrivata al Come siamo sopravvissute al comunismo riuscendo persino a ridere:

Molto di quanto l'autrice racconta l'abbiamo vissuto anche noi a Ovest. Certo, il suo punto di vista era specifico, dentro un sistema che a un certo punto si era fossilizzato e infine è crollato. Ma a distanza di tutti questi anni sicuramente il suo  punto di vista si è arricchito di uno stupore in più: anche la ricchezza e la libertà dell'Ovest era ed è una patacca!
Anche noi abbiamo avuto i gabinetti in cortile (io nella mia infanza in Belgio, per esempio, e l'ultima volta che mi è stato proposto un gabinetto fuori, in un labirinto di terrazze, è stato nel 2010, a Trieste, quando cercavo un appartamento in affitto. Certo, lusso: non avrei dovuto condividerlo con altri, ma... ormai viziata da decenni dalle comodità non ho voluto prendere in considerazione quell'appartamento. Ma qualcun altro lo ha preso in affitto); e spesso l'impressione di avere da scegliere sugli scaffali dei supermercati e nelle vetrine dei negozi è fasulla, poiché modelli, mode e prodotti sono imposti dalle industrie, quelle che in fondo hanno il monopolio (anche se in certi casi nessuno le ha autorizzate ad averlo) e che quindi stanno proprio imponendo un acquisto piuttosto che un altro.
E certi gabinetti sporchi senza carta igienica, senza possibilità di lavarsi le mani e ancora altro di peggio, quelli basta andare su certe nostre autostrade o certi nostri treni - adesso - per trovarli!

Ma detto questo Slavenka Draculić ci descrive bene cosa ha significato vivere dentro quel sistema che in ultima analisi era - sempre con buone giustificazioni - maschilista fino all'osso.
Grandi discorsi teorici e profondi studi critici non potranno mai confrontarsi con la semplice constatazione della realtà fatta di piccole banali cose e anzi persino di cose delle quali per pudore non si parla o non si vorrebbe parlare. Slavenka Draculić giudica quei paesi e quel sistema anche da quanto poco hanno fatto per facilitare la vita delle donne, tutte lavoratrici, e di conseguenza anche delle loro famiglie, uomini compresi. Sorvoliamo sul bisogno (praticamente impossibile ma legittimo) di potersi sentire belle e uniche con un capo d'abbigliamento o un rossetto di una certa sfumatura, e soffermiamoci invece sul bisogno mai soddisfatto di vedersi alleggerire il fardello di lavoro sempre definito "femminile" anche se poi i lavori definiti "maschili" le donne "emancipate" dei sistemi comunisti li hanno condivisi e se ne sono presa la responsabilità.
Parliamo per esempio dell'assenza quasi totale di una ormai per noi banale lavatrice (che da decenni - nella versione più facile e meno ingombrante - è quasi in ogni appartamento in certi paesi detti capitalisti o è a disposizione negli spazi comuni di molti condomìni, in altri paesi come per esempio quelli scandinavi che sono la prova di un sistema possibile a metà tra socialismo e capitalismo).

E che dire degli assorbenti igienici e dei tamponi, entrambi inesistenti negli allora paesi comunisti - per cui le donne hanno dovuto continuare a usare metodi obsoleti e faticosi per far fronte a ogni loro singola mestruazione per decenni, anche quando ormai a Ovest la mestruazione era diventata quasi un giochetto da ragazzine.
Disagi dunque tutti femminili e quindi per il sistema accantonabili, rimandabili a un dopo che non è mai arrivato.
E il riciclo inevitabile di qualunque cosa (senza una coscienza ecologica ma soltanto per potersi difendere da tutte le possibili carenze)?
E le abitazioni che da piccole diventavano minuscole dovendosi moltiplicare più volte per far spazio a nuovi inquilini? 
Tutte cose che se si vuole si possono anche guardare con un poco di umorismo, quanto basta per non cadere nella disperazione. Per fortuna, come si sa:  mal comune mezzo gaudio.
Inoltre sappiamo per certo che non tutto è così semplice da giudicare, le cose non sono mai tutte o così o cosà.
Il buono e il cattivo convivono e in genere nel tempo qualcosa si rimpiange mentre qualche altra cosa è meglio non ricordarla mai più.


Link: slavenkadrakulic.com

Postato anche nel Blog del Centro Documentazione Elca Ruzzier di Trieste


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