lunedì 16 marzo 2015

Debiti





GENTE 
di Alan Bennet

Traduzione di
Mariagrazia Gini
Adelphi - 2015

www.nationaltheatre.org.uk

Tre signore mature e una magione.
Delle tre signore due si presentano come sorelle. La casa ovviamente è mal ridotta, umida, lercia, fredda ma ricca di mobili antichi e di tesori di vario genere, veri o presunti, come per esempio i vasi da notte con le pipì di certi ospiti famosi.
La casa appartiene alla loro famiglia e ne sentono la responsabilità oltre che una voglia e un bisogno di liberarsene o almeno di sfruttarla per alleggerirne il costo. Le tre donne però non hanno la stessa idea su come risolvere il problema.
La primogenita Dorothy è la proprietaria ufficiale e la più eccentrica, vorrebbe soltanto evitare la gente, non venire distratta dai pochi semplici piaceri della vita quotidiana (come per esempio leggere i giornali di cui alcune stanze sono piene, giornali che vanno da quarant'anni prima in poi), June che è arcidiacono ha più potere sociale per poter agire ed è interessata a una soluzione dignitosa, Iris la terza donna, ufficialmente la dama di compagnia di Dorothy ma in realtà sorella "illegittima" delle due, non ha alcun potere decisionale ma lei sì che avrebbe voluto da sempre custodire in ottimo stato la dimora di famiglia.
Sotto la casa una miniera di carbone continua a "muoversi" rumoreggiando.
Che decisione prenderanno le tre donne?
Si affideranno al National Trust? Lasceranno spostare la casa letteralmente e interamente altrove?
Affitteranno alcune stanze alla produzione di film pornografici?


Atto Primo

[...]
JUNE   Ma non ti piacerebbe  che questa casa fosse presentabile? Vedere le stanze Adam restaurate, l'immondizia portata via...
DOROTHY   No, se significa avere gente fra i piedi. Ieri sul giornale c'era la lettera di uno che è stato nella cattedrale di York e dice che era come King's Cross all'ora di punta. Nessuno pregava, ovviamente, guardavano e basta. Oppure non guardavano nemmeno. Fotografavano. Facevano la spunta. Io non voglio essere spuntata. e ti sto parlando del 1982.
JUNE   E' lì che sei arrivata, con i giornali?
DOROTHY   C'è una guerra dalle parti del Sudamerica.
IRIS   Vedi? Le truppe. Per questo lavoro a maglia.
JUNE   Quella guerra l'abbiamo vinta.
DOROTHY   Ecco, mi hai rovinato la sorpresa. Fine del divertimento.
JUNE   Non è stato divertente. E poi c'è - non mi aspetto che tu sia d'accordo - c'è una questione morale. Noi... La nostra famiglia...
DOROTHY   Oh, ti prego
JUNE   Noi siamo qui dal 1456.
IRIS   1465.
JUNE   Non è ora di riparare?
DOROTHY   A cosa?
JUNE   Questa casa fu costruita con i preventi della lana, e quindi i mezzadri furono costretti a lasciare le terre alle pecore. Dopo le pecore ci fu il ferro e dopo il ferro lo zucchero, e lo zucchero significava schiavitù. E dopo gli schiavi ci fu il carbone. Va' sulla collina della miniera, dove adesso c'è il parco industriale. Da qualche parte... probabilmente è stata spostata... c'è una targa intitolata ai novantatré minatori uccisi in un'esplosione, alla vigilia della Prima guerra mondiale.
DOROTHY   Non è stata colpa nostra. Cosa c'entriamo noi?
JUNE   La miniera era nostra e il carbone pure. Le donne avvolte negli scialli si riunirono davanti ai cancelli e la gabbia venne su vuota. Tutti gli antichi rituali del lutto. Non siamo in debito per questo?
[...]




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