lunedì 23 novembre 2015

Due di Silvio Ramat

Foto da www.lideamagazine.com












Da IN PAROLA
di Silvio Ramat

Guanda 1977


Per chi vive qui

Da un tetto eterno, lo capisco,
è facile non giudicare,
innaffiando di sovrana pietà
il semplice mosaico del reale.

Ma per chi vive qui, sul ruvido
che non è più fango ma neanche
pavimento fiorito finora,
dire sì, rifiutare: non c'è un altro

modo di essere, di resistere.
Deridere o lacrimare
sugli atti del prossimo, sui propri
scatti da inerzia a furore.

E questo libro d'altri fra le mani:
non riderne, potresti domani
esser costretto a riscriverne
uno, tu, palinsesto del non-senso,

pedinandoti la follia.

Pensa che di questi ricalchi
storia e mondo crescono ancora
e supponi te stesso calco
di un essere poco pensato,

sicché un posto in valigia lascialo
a questo sciupìo di parole
fra caso e intenzione scoppiate:
distrai la tua distrazione

se c'è un viaggio alle porte
e una lingua da imparare:
stasi e silenzio, le corte
coordinate del tuo altomare.

(II Canyon)



Volume

Accade e può accadere:
prende corpo qualche ombra
e s'assesta, che in sogno parve fluida.
La pioggia penetrata nella stanza
da infissi poco stagionati séguita
la figura che in sogno fu un lunghissimo
bagno amaro: quasi un annegamento
nel lume gelido del capodanno
e la mosca persa nel capogiro
dello champagne -, l'insetto che anch'io fui
nell'istante vero e giusto
del crettarsi di tutti i vetri e mio.

Una sassata, ma da dove, da chi?
No, un puro spostamento d'aria, un soffio
agitato con forza tra qualcuno di noi.
Sulla scala il chiarissimo volume
esangue è transitato: lo spettro di casa, avvertono,
mentre io stavo a occhi bassi, aspettando
qualcosa che mi assolvesse proprio lì in mezzo ai calici,
ai rotti fiori taglienti che affondano
la boa che stiamo toccando d'intuito.

(VIII Recto e verso)





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