lunedì 28 marzo 2016

Copia e incolla



LACCI
di Domenico Starnone
Einaudi - 2014




Storia di un matrimonio.
Breve romanzo suddiviso in tre libri, ogni libro una voce: prima la voce di Vanda, dalle lettere ad Aldo, che se n'è andato durante i primi anni di matrimonio per seguire una donna giovanissima, poi la voce di lui, accanto a Vanda alla quale è tornato da decenni, e infine la voce di Anna, la loro figlia, in dialogo con il fratello Sandro.

La scelta ardua di Aldo, il suo "recidere" i contatti, il suo voler neutralizzare gli impedimenti alla propria felicità, annullando i vincoli dei sentimenti e delle responsabilità. Il cuore spezzato di Vanda. L'equilibrio precario dei bambini. La rinuncia di Aldo. Il ritorno di Aldo. I decenni trascorsi insieme fino alla vecchiaia. Il non pronunciato che tesse le vite più del detto.
Il titolo è più che mai appropriato perché anche se fa riferimento a uno specifico episodio, i lacci in realtà sono simbolo dei legami. Certi lacci sono resistenti anche alle forbici.
I lacci legano le vite appoggiate ai due estremi e intrecciandosi ad altri lacci ingarbugliano e vincolano la vita di tanti.

Dal Libro terzo, paragrafo 6.:
"Orologio biologico, che espressione insulsa. Io non ho sentito mai nessun ticchettio, il tempo è corso via senza suono, ed è meglio così. Figuriamoci se mi mettevo a figliare urlando di dolore, se mi facevo squartare sotto anestesia per poi svegliarmi  con lo schifo di me, depressa, sopraffatta dal terrore di questi pupazzetti da cui non si può più prescindere. Ah sì, vivere per loro. Li hai fatti - copia e incolla - e te li devi tenere, qualsiasi cosa succeda. Ti offrono un bel lavoro all'estero, o hai la necessità di impegnarti notte e giorno per un risultato cui tieni, o ti viene voglia di avere tutto il tempo per un uomo: invece no, i figli stanno lì a ricordarti che non puoi, ci sono loro che hanno bisogno di te, piccole serpi esasperanti con quel loro arroncigliarsi stretti, feroci. Qualsiasi cosa tu faccia per accontentarli, è sempre troppo poco. Ti vogliono per sé e si inventano di tutto per mettere i bastoni tra le ruote delle tue urgenze. Non solo non sei tua - che stronzata anche quel vecchio slogan - ma non puoi nemmeno provare a essere pienamente di un altro, ormai appartieni veramente solo a loro. Sicché - ho gridato - fare figli è rinunciare a sé stessi."


Link: Lacci di Starnone presso Einaudi
Lacci su Repubblica.it (intervista-articolo di Simonetta Fiori)

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